I LIBRI DI CHARLES HAYWARD / THE CHARLES HAYWARD BOOKS

English translation at the end of the article

Charles Hayward é stato un  falegname, disegnatore, editore, scrittore e fotografo. Nato a Londra nel 1898 e morto nel 1998 la sua attività si é svolta principalmente tra i primi anni 20 e gli anni 80 quando, a causa di una malattia agli occhi, fu costretto ad abbandonare.

In cento anni di vita e 60 anni di attività ha pubblicato decine di libri sulla falegnameria tradizionale trattandone praticamente ogni aspetto. Come editore della rivista The woodworker ha scritto e pubblicato centinaia di articoli molti dei quali ripresi dalla casa editrice statunitense Lost Art Press (che propone libri di altissima qualità) e pubblicati nella raccolta in 5 volumi The Woodworker, the Charles Hayward Years. Una raccolta che mi sono ripromesso di acquistare prima o poi e di cui ho letto solo recensioni entusiastiche. Di seguito i link alla casa editrice Lost Art Press e ai rivenditori dove é possibile acquistare in Europa.

https://lostartpress.com/collections/books

https://www.dictum.com/en/furniture-making-woodworking-hc/the-woodworker-the-charles-h-hayward-years-vol-i-tools-vol-ii-techniques-713040

https://www.classichandtools.com/the-woodworker-the-charles-h-hayward-years-vols-i-iv-honest-labour/p769

Per farsi un’idea di quello che ha scritto é comunque possibile acquistare alcuni suoi libri sul mercato dell’usato a pochi euro, come quelli di cui parlerò di seguito.

Antique or fake?

Si traduce con antico o falso? Tra i libri di Hayward era quello che più mi intrigava perché tratta di un argomento a me poco noto, utile più che altro ai restauratori di mobili, agli antiquari e commercianti in genere. Essendo un libro del 1970 trattasi di un libro vecchio, scritto da una persona già anziana e che tratta di mobili antichi. Gli ingredienti per un’ottima lettura c’erano quindi tutti e questo libro non ha tradito le aspettative. Ovviamente c’è lo scoglio della lingua inglese da superare ma fortunatamente, anche senza andare troppo nel particolare, se si conoscono i termini tecnici anglosassoni é possibile comprenderlo discretamente. Di seguito riporto l’introduzione del libro, da me tradotta in italiano, sperando di riuscire un giorno a completare la traduzione dell’intero libro.

Già dalle poche righe che leggerete sotto traspare la competenza dell’autore e la sua notevole capacità di rendere semplice ed appassionante una materia non facile.

Antico o falso di Charles H. Hayward
La realizzazione dei vecchi mobili – traduzione in italiano a cura dell’autore dell’articolo

Introduzione
Come per la maggior parte delle materie, lo studio dei mobili antichi può essere impostato in svariati modi. Il più comune è considerarne l’esterioritá, la loro forma in genere, il legno di cui sono fatti, gli elementi decorativi e così via, considerandoli in relazione alla loro storia e al contesto sociale. Questo è certamente un importante aspetto della materia. C’è tuttavia un altro aspetto della questione, spesso trascurato; precisamente, il modo in cui i mobili antichi venivano costruiti.
Sembra una conclusione logica dire che la tipologia di uomini maggiormente collegata alla produzione dei mobili é quella che in definitiva li ha realizzati e che tenere conto del loro lavoro può essere esplicativo, gettando una nuova luce sull’evoluzione della lavorazione del legno. É assolutamente vero che della grande maggioranza di questi uomini non c’è niente che si sappia se non che la soluzione ai loro problemi rimane qui con noi oggi nei mobili che hanno fatto. A parte questo, la materia può essere di straordinario interesse, evocando visioni di vita e condizioni di lavoro di persone che hanno creato cose in anni passati, indistinte anonime figure che lavoravano dietro le quinte e lontano dai riflettori, ma con metodi e in condizioni difficili da immaginare oggi.
Nella natura delle cose le considerazioni pratiche hanno necessariamente un effetto sul progetto stesso. Ciò che era possibile in un periodo poteva essere piuttosto irrealizzabile in un altro. L’abilità di un uomo in un particolare momento, gli utensili e le apparecchiature che possedevano, i legnami disponibili, l’invenzione o l’introduzione di procedimenti speciali e la suddivisione dell’attività della lavorazione del legno in settori specializzati come costruttori di mobili, costruttori di sedie, tornitori, scultori, tappezzieri, verniciatori, costruttori di scatole, corniciai, tutto ha avuto influenza sul tipo e sulla qualità del mobile che veniva fatto. Non basta per ipotizzare che questi elementi pratici siano stati gli unici ad influenzare i modelli, o quantomeno i principali, ma la conoscenza della loro struttura è di grandissimo aiuto per la comprensione di come sia avvenuto che un certo tipo di mobili siano stati realizzati in un particolare periodo. Inoltre, é un argomento molto interessante di per sé quello che coinvolge la ricerca degli utensili e le apparecchiature a disposizione degli artigiani, le situazioni nelle quali lavoravano e i metodi che seguivano. Il pensiero va ai miei giorni di apprendistato prima della prima guerra mondiale, quando una grande quantità di lavoro veniva ancora fatta a mano. Le tradizioni sono dure a morire ed è verosimile che le condizioni e i metodi fossero cambiati di poco rispetto a quelli seguiti nelle falegnamerie negli anni addietro, fatta eccezione per i tre macchinari che possedevamo: sega a nastro, piallatrice e fresatrice. Eppure, anche qui, eravamo limitati perché benché ci fossero circa ottanta falegnami e apprendisti c’era solo un operatore addetto alle macchine ed era spesso più veloce fare una cosa a mano che aspettare che l’operatore facesse in tempo. In ogni caso tutte le mortase, i tenoni, le code di rondine e gli incastri in generale dovevano essere fatti a mano; ed era sempre necessario piallare a mano le superfici persino se erano state passate prima sulla piallatrice perché quest’ultima era un vecchio modello, obsoleto persino per gli standard di quei tempi, che lasciava tracce evidenti attraverso la venatura del legno e spesso con taglienti che solcavano per la lunghezza del legno. Era solo tamponando con acqua calda la superficie del legno, lasciando asciugare e poi piallando a mano che era possibile ottenere una buona superficie pulita.
Eravamo un negozio d’antiquariato; realizzavamo riproduzioni e falsi, riparavamo vecchi pezzi e facevamo cose veramente notevoli nelle riconversioni Le prime due cose dovevano essere fatte allo stesso modo di come avremmo fatto un vecchio mobile, e avevamo abbastanza mobili vecchi per le mani da aggiustare da esserci fatti una mezza idea di come venisse fatto di solito in passato (sebbene bisogna ammettere che l’eccezione si presentasse ogni tanto). Per le riconversioni i i mobili Vittoriani erano la fonte di approvvigionamento principale. Oggigiorno le cose Vittoriane stanno tornando popolari ma circa cinquantanni fa erano disprezzate così come accade nella maggior parte delle epoche verso quelle immediatamente precedenti. Eppure si è capito che, in linea di massima, il mobile Vittoriano era estremamente ben fatto e con materiali eccellenti. Inoltre era stato usato per diversi anni in un periodo in cui era pieno di domestici che periodicamente lo lucidavano con la cera e per tale motivo aveva acquistato una patina eccellente. Dalle carcasse di questi pezzi disdegnati rinascevano come fenici, alcuni mobili del 18 secolo. Modanature vittoriane, torniture, forme e maniglie venivano brutalmente tagliate e sostituite con dettagli più in linea con il periodo al quale il modello si supponeva appartenesse; alcune ricostruzioni andavano bene, altre meno; ed è interessante pensare che qualcuna di queste possa essere il particolare tesoro di gente contenta al pensiero di possedere un pezzo autentico dell’epoca d’oro dei mobili. Sebbene tutto attinente, l’ho menzionato solo per tramandare memoria di un’esperienza che doveva avere molto in comune con le condizioni delle botteghe di falegnameria del 19 secolo e anche prima. Tutte le pratiche commerciali sono basate sull’esperienza di ciò che è stato fatto prima e in tale misura sono tradizionali o conservative; ma fondamentalmente gli uomini agiscono nel modo più semplice e ovvio perché non c’è vantaggio in crearsi delle difficoltà sperimentando, fatta eccezione per la cupa necessità, mezzo secolo fa, di guadagnarsi da vivere in un periodo in cui i premi per la fatica (sudore) non erano molti.
É molto probabile allora che, nei nostri laboratori non riscaldati dove lavoriamo (sudiamo) dalle 7 di mattina alle 6 di sera in estate e dalle 8 di mattina alle 7 di sera in inverno, lavoriamo tanto quanto facevano i nostri predecessori, ad eccezione che le loro ore erano ancora più lunghe.
E con questo premessa possiamo passare ai mobili stessi e vedere come le considerazioni pratiche hanno contribuito alla loro evoluzione.

The Complete Handyman

Tra i libri di Hayward che ho letto questo é il meno che ho gradito. Non perché non sia fatto bene, tutt’altro, ma il fatto di non entrare specificatamente nell’argomento falegnameria amanuense, trattandola invece alla stregua di tutti gli altri argomenti, lo rende per me poco interessante. Trattasi comunque di un’ opera notevole, seppur datata (1960- 1976) sul come realizzare a mano svariati tipi di lavori e riparazioni in genere, non solo prettamente di falegnameria quindi, ma anche edili, idraulici, tecnici, ecc. Probabilmente un libro troppo generico per i miei gusti.

Carpentry

É un libro di piccole dimensioni di circa 200 pagine. Affronta praticamente tutti gli aspetti della falegnameria classica, dalla descrizione degli utensili manuali, agli incastri, alla realizzazione di strutture sino alla finitura. C’è anche una piccola sezione dedicata agli utensili elettrici, ovviamente di poco interesse vista la datazione del libro (prima edizione 1939, ultima edizione 1981). Sono interessanti i disegni e le foto, ovviamente in bianco e nero. Seppur scritto molto bene é più che altro adatto a chi vuole farsi un’idea di massima della falegnameria amanuense, ma i più esperti lo troveranno sicuramente troppo generico e scontato.

Woodwork joints

È normale che i princianti prediligano letture semplici e generiche che affrontano tanti argomenti senza scendere nei particolari. Man mano che aumenta l’esperienza si avverte però sempre più l’esigenza di approfondire taluni aspetti della falegnameria. I libri di Hayward che preferisco sono quelli a tema specifico perché trattano l’argomento sviscerandolo in ogni suo minimo particolare.  É in questo tipo di libri che Hayward eccelle, venendo fuori la maestria di questo straordinario autore. Il libro woodwork joints parla esclusivamente degli incastri del legno realizzati a mano. La cosa straordinaria di questo libro sono i disegni, grandi ed estremamente curati nei particolari. Anche le foto sono molto belle, ma purtroppo sono in bianco e nero e si rischia di non riuscire a cogliere pienamente i dettagli. Ovviamente non sono inseriti tutti i tipi di incastro realizzabili ma solo quelli tradizionali, quei 5 o 6 tipi di incastro che poi sono quelli più comunemente utilizzati in falegnameria. Proprio il fatto di concentrarsi solo sugli incastri essenziali permette all’autore di scendere nei dettagli, dispensando nozioni difficilmente riscontrabili altrove. Gli incastri non vanno mai fuori moda e quindi questo libro, seppur datato 1950 – 1975, lo consiglio vivamente a chiunque voglia approfondire l’argomento senza necessariamente doversi perdere nei tanti inutili tecnicismi degli incastri moderni.

The Complete book of woodwork

Il titolo è sicuramente pretenzioso. Difficile far rientrare in circa 180 pagine tutto lo scibile della falegnameria amanuense senza cadere nella generalità ed astrattezza. Infatti in questo libro vengono fornite tutte le nozioni fondamentali della falegnameria classica ma senza scendere nei particolari. Questo lo rende simile al citato libro carpentry seppure sia, rispetto a quest’ultimo, più godibile in termini di lettura, essendo il formato di dimensioni maggiori. É comunque un ottimo libro, con chiare rappresentazioni grafiche e belle foto in bianco e nero che affronta tutti gli aspetti della falegnameria classica, dagli utensili manuali, al loro utilizzo ed affilatura, gli incastri, l’impiallacciatura, gli utensili elettrici (ovviamente datati, in quanto il libro è uscito nel 1955 con qualche ristampa sino agli anni 70), e molto altro ancora. Una lettura sicuramente consigliata.

Antique furniture repairs

É un libro del 1967, ma poteva essere tranquillamente più datato e nessuno se ne sarebbe accorto in quanto le nozioni in esso contenute non hanno età. Tratta del restauro dei mobili antichi e ovviamente, trattandosi di restauro, vale quanto di buono ho detto per il libro antique or fake. Charles Hayward ha lavorato come apprendista in una bottega che faceva riproduzioni e restauri nei primi anni 20 del secolo scorso. Chi meglio di lui poteva scrivere sull’argomento? Un libro affascinante che parla del restauro classico in tutte le sue forme.

I libri a tema specifico di Hayward sono quelli che prediligo. Scendono sin nei minimi particolari, sono scritti con estrema competenza e leggere le introduzioni dell’autore é come ascoltare un vecchio falegname che parla di come si svolgeva il lavoro in una vecchia bottega. Se si conosce un minimo di inglese e si ha passione per la falegnameria amanuense vale la pena spendere pochi euro e dare una nuova possibilità a questi vecchi libri, perpetuandone così la tradizione culturale.

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Charles Hayward was a woodworker, draftsman, editor, writer and photographer. Born in London in 1898 and died in 1998, his activity took place mainly between the early 20s and the 80s when, due to an eye disease, he was forced to abandon.

In one hundred years of life and 60 years of activity it has published dozens of books on traditional carpentry dealing with practically every aspect. As editor of The woodworker magazine, he has written and published hundreds of articles, many of which were taken from the US publishing house Lost Art Press (which offers books of the highest quality) and published in the 5-volume collection The Woodworker, the Charles Hayward Years. A collection that I promised myself I to buy buy sooner or later and of which I’ve only read rave reviews. Above are the links to the Lost Art Press publishing house and to the resellers where it is possible to buy in Europe.

To get an idea of ​​what he wrote, it is still possible to buy some of his books on the second-hand market for a few euros, like the ones I will talk about below.

Antique or fake

Among Hayward’s books, it was the one that intrigued me the most because it deals with a subject little known to me, useful above all to furniture restorers, antique dealers and traders in general. Being a book from 1970, it is an old book, written by an already elderly person and dealing with antique furniture. The ingredients for a great read were therefore all and this book lived up to expectations. Obviously there is the obstacle of the English language to overcome but fortunately, even without going into too much detail, if you know the Anglo-Saxon technical terms it is possible to understand it fairly well. Above is the introduction of the book, which I translated into Italian, hoping one day to be able to complete the translation of the entire book. Already from the few lines that you will read above the author’s competence and his remarkable ability to make a difficult subject simple and exciting.

The complete handyman

Of the Hayward books I’ve read, this is the least I liked. Not because it’s not done well, far from it, but the fact of not going into the subject of woodworling specifically, instead treating it in the same way as all the other topics, makes it of little interest to me. However, this is a remarkable work, albeit dated (1960-1976) on how to carry out various types of jobs and repairs in general by hand, not only purely carpentry therefore, but also construction, plumbing, technical, etc. Probably too generic a book for my liking.

Carpentry

It is a small book of about 200 pages. It deals with practically all aspects of classic woodworking, from the description of hand tools, to the joints, to the creation of structures up to the finishing. There is also a small section dedicated to power tools, obviously of little interest given the date of the book (first edition 1939, last edition 1981). The drawings and photos are interesting, obviously in black and white. Although very well written, it is more suitable for those who want to get a general idea of ​​woodworking by hand, but the more experienced will certainly find it too generic and obvious.

Woodwork joints

It is normal for beginners to prefer simple and general readings that address many topics without going into detail. As experience increases, however, the need to deepen certain aspects of woodworking is increasingly felt. Hayward’s books that I prefer are those with a specific theme because they deal with the subject by dissecting it in every detail. It is in this type of book that Hayward excels, revealing the mastery of this extraordinary author. The woodwork joints book speaks exclusively of the joints of wood made by hand. The extraordinary thing about this book are the drawings, large and extremely detailed. The photos are also very beautiful, but unfortunately they are in black and white and you risk not being able to fully grasp the details. Obviously not all the types of joints that can be made are included but only the traditional ones, those 5 or 6 types of joints which are the ones most commonly used in woodworking. Just the fact of focusing only on the essential joints allows the author to go into detail, dispensing notions that are difficult to find elsewhere. The joints never go out of fashion and therefore this book, although dated 1950 – 1975, I highly recommend it to anyone who wants to learn more about the subject without necessarily having to get lost in the many useless technicalities of modern joints.

The complete book of woodwork

The title is certainly pretentious. Difficult to include in about 180 pages all the knowledge of woodworking without falling into generality and abstractness. In fact, this book provides all the fundamental notions of classic woodworking but without going into details. This makes it similar to the aforementioned carpentry book although it is, compared to the latter, more enjoyable in terms of reading, as the format is larger. However, it is an excellent book, with clear graphic representations and beautiful black and white photos, which deals with all aspects of classic woodworking, from hand tools, to their use and sharpening, joints, veneering, electric tools (obviously dated, since the book came out in 1955 with some reprints until the 70s), and much more. A definitely recommended read.

Antique furniture repairs

It is a book from 1967, but it could have easily been older and no one would have noticed it as the notions contained in it are ageless. It deals with the restoration of antique furniture and obviously, since it is a matter of restoration, the good things I said about the book antique or fake apply. Charles Hayward apprenticed in a shop doing reproductions and restorations in the early 1920s. Who better than him to write on the subject? A fascinating book that talks about classical restoration in all its forms.

Hayward’s specially themed books are my favorite. They go down to the smallest detail, are written with extreme competence and reading the author’s introductions is like listening to an old woodworker talk about how work was done in an old shop. If you know a minimum of English and have a passion for woodworking by hand, it is worth spending a few euros and giving these old books a new chance, thus perpetuating their cultural tradition

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