RESTAURO DI UN CASSETTONE D’EPOCA

Il restauro di un cassettone antico è un’impresa entusiasmante e allo stesso tempo piena di insidie, specialmente se non si è un restauratore professionista.
Prima di accettare il lavoro ci ho pensato molto. Avevo già fatto dei restauri in passato ma mai su mobili impiallacciati e comunque di un certo valore. Alla fine ho accettato, anche perché seppure il cassettone necessitasse di parecchi interventi, sembravano comunque alla mia portata.
Per prima cosa ho fatto una ricognizione generale delle condizioni del mobile. A prima vista non sono stato in grado di stabilire con certezza la datazione del manufatto e probabilmente neanche il tipo di legno. Secondo il proprietario si trattava di un mobile del ‘700, come riferitogli dall’antiquario dove lo ha acquistato. Leggendo su alcuni libri invece, io sarei arrivato a datarlo fine ‘800 e costruito in legno di ciliegio impiallacciato in noce. Sentendo il parere di un esperto alla fine si è appurato essere un cassettone in stile neoclassico di fine ‘700 inizio ‘800.
Ad una prima analisi il cassettone si presentava comunque in discrete condizioni e vi erano tracce di precedenti restauri.

DESCRIZIONE
Cassettone databile tra fine ‘700 e inizio ‘800;
Stile, Neoclassico (Luigi XVI) – Direttorio;
Origine, Italia;
Struttura in ciliegio e abete, lastronatura in noce;
Ferramenta in bronzo dorato;
Chiodi forgiati a mano;
Non presenti firme d’autore.
CONDIZIONI GENERALI
Il cassettone si presentava in discrete condizioni generali.
Accertati precedenti interventi di restauro.
CRITICITÀ RILEVATE
I cassetti si impuntavano a causa delle guide logore;
La gamba anteriore sinistra era mancante di parte del legno;
Presenti tracce di muffa sul piano superiore e sul fronte dei cassetti;
Presenza di fessurazioni nella lastronatura del piano superiore e sui laterali;
Presenti macchie bianche sul piano superiore;
Presenti distacchi di piallaccio in varie parti del cassettone;
Presenti graffi superficiali;
Il retro del cassettone e le gambe erano tarlati;
Il retro del cassettone, nella parte bassa, presentava distacchi di legno dovuti all’umidità;
La ferramenta era ossidata;
Le toppe delle serrature erano allentate a causa della mancanza di legno sottostante;
Presenza di chiodi esposti e fuori sede;
I cassetti erano foderati internamente con carta di Varese, consumata e strappata in vari punti.

INTERVENTI EFFETTUATI
Se il mobile fosse stato messo peggio avrei optato per una sverniciatura preventiva e poi nuova coloritura ma in questo caso ho pensato potesse bastare ripristinare la patina.
Ho effettuato interventi di falegnameria, pulizia, antitarlo, consolidamento e recupero in patina.
Ho optato per il recupero in patina perché poco invasivo, rispettoso dell’antichità del mobile e in modo da preservare il valore di mercato.
LE FASI DI LAVORAZIONE IN GENERALE
Pulizia con carte abrasive, solventi e prodotti naturali;
Trattamento antimuffa;
Trattamento antitarlo;
Trattamento di consolidamento del legno;
Pulizia della ferramenta;
Lavori di falegnameria (riparazioni del legno, stuccature, interventi su piallaccio, graffi, ecc);
Pulizia della patina con pulitore;
Verniciatura con gommalacca a tampone;
Ceratura.
LE FASI DI LAVORAZIONE NELLO SPECIFICO
Pulitura preventiva, rimozione e prevenzione della muffa con trattamento a base di aceto di mele, bicarbonato e acqua ossigenata;
Rimozione dai cassetti della carta di Varese danneggiata;
Pulizia del retro del mobile, dell’interno e dei cassetti con l’impiego di carte abrasive a varie grane;
Rimozione delle macchie con trattamento a base di olio paglierino e petrolio bianco;
Pulizia della ferramenta con trattamento a base di petrolio bianco e olio di vaselina;
Trattamento con antitarlo a base di permetrina (due mani intervallate);
Consolidamento del legno indebolito con trattamento consolidante del legno ammalorato sulle gambe, sulle traverse basse e sul retro del mobile con Paraloid B72 in due mani;
Sistemazione dei cassetti con piallatura delle guide e trattamento per lo scorrimento con talco, eventualmente con cere e sapone di Marsiglia;
Sistemazione della gamba anteriore sinistra con inserimento del legno mancante e successiva stuccatura e mordenzatura;
Sistemazione dei chiodi con ribattitura di quelli fuori sede;
Sistemazione e integrazione del piallaccio mancante e rovinato con l’inserimento di parti nuove di piallaccio, stuccature e riempimento con cera;
Rimozione dei graffi superficiali con ripasso a pennarello e mordente all’acqua;
Sistemazione delle toppe delle serrature con stuccature, inserimento del legno mancante e sostituzione viti danneggiate con nuove viti in stile;
Pulizia delle lastronature con pulitore a base di acquaragia, olio paglierino e alcol 99,9%;
Applicazione alle lastronature di due mani di gommalacca a tampone con aggiunta di benzoino come brillantante;
Applicazione di due mani di gommalacca a pennello all’interno dei cassetti;
Applicazione di due mani di gommalacca a pennello al retro del cassettone;
Chiusura dei fori dei tarli con applicazione di cera in bastoncini;
Finitura generale della lastronatura del cassettone con cera scura e neutra;
Applicazione di nuovi feltrini alle gambe;
Lubrificazione e sistemazione delle serrature.

PULIZIA CON CARTE ABRASIVE
Come prima cosa, ho usato una levigatrice con grana 40, 80 e 120 per eliminare lo sporco sul retro e riportarlo a legno vivo. Questa operazione l’ho reputata necessaria per poter visionare la reale condizione del legno e la presenza di fori di tarli. In effetti il legno sul retro era tarlato e alla base anche mancante e indebolito dall’umidità. Persone esperte mi hanno successivamente sconsigliato di rimuovere con la levigatrice per non intaccare il valore del mobile.
Ho provveduto a scartavetrare a mano anche tutto l’interno del mobile, lasciando fuori solo le parti impiallacciate.
RIMOZIONE CARTA DI VARESE E PULIZIA CASSETTI
In seguito ho rimosso la carta di Varese dai cassetti e scartavetrato, sia esternamente che internamente, questa volta a mano con carta 80 e 120. Purtroppo la carta di Varese si era attaccata molto al legno e la sua rimozione non è stata agevole, portandosi dietro alcune scaglie di legno.
PULIZIA GENERICA E ANTIMUFFA
Ho pulito successivamente la superficie impiallacciata utilizzando una soluzione di acqua tiepida, aceto di mele e bicarbonato al fine di rimuovere la sporcizia e anche le piccole macchie di umidità.




INTERVENTI DI FALEGNAMERIA
Le guide dei cassetti erano logorate dal consumo ma non si è reso necessario sostituirle. É bastato piallare in alcuni punti per ottenere una buona funzionalità. Un po’ di talco ha aiutato lo scorrimento.
La gamba anteriore sinistra era mancante di un pezzo. Sono intervenuto con lo scalpello dando una forma più regolare allo scasso e poi incollato un pezzetto di legno di frassino. Infine ho segato la parte eccedente, sagomato, stuccato e verniciato con mordente.
Le toppe delle serrature erano lente perché il legno sottostante era mancante.
Ho sostituito tutte le viti con delle nuove bombate e a Taglio. Ho incollato delle porzioni di legno sotto alle toppe in modo da offrire un supporto.
ANTITARLO
L’antitarlo alla permetrina si dice essere il migliore. Ne avevo un litro di scorta ed è bastato appena per dare una prima mano non abbondante. Ragion per cui ne ho acquistato altri due litri per dare una seconda mano. Ho coperto infine il mobile con il telo per imbianchini, senza sigillare niente, e lasciato riposare per due settimane dopo ogni trattamento.

PULIZIA DELLA FERRAMENTA
Alla riapertura ho staccato le toppe delle serrature e la chiave perché sporche e ossidate e pulite separatamente in quanto di più agevole lavorazione.
Per pulire agevolmente anche le maniglie avrei dovuto smontarle ma l’operazione non era semplice perché per fare un lavoro completo avrei dovuto rimuovere anche le toppe sottostanti. Queste però erano ancora saldamente inserite con dei chiodini e per la loro rimozione avrei corso il rischio di rovinare sia il legno che la maniglia stessa. Quindi ho preferito pulirle lasciandole inserite e mascherando il legno sottostante con del nastro carta a protezione.
Per la pulizia della ferramenta ho utilizzato una miscela di petrolio bianco lampante e olio di vasellina.
Ho lavorato sopra un telo gommato per evitare di rovinare il banco con i solventi e indossato guanti e mascherina. Ho immerso gli elementi nella soluzione, dentro un contenitore di vetro, e lasciato agire per qualche minuto. Poi ho dapprima spazzolato con una spazzolina metallica a fili di ottone e poi utilizzato della lana di acciaio grossa. Infine pulito con acqua e carta assorbente. Per dare un tocco di vissuto agli elementi ho infine ripassato con un po’ di lana d’acciaio fine tipo 0000. Il risultato è stato ottimo. Lo sporco e l’ossido sono spariti rivelando il bronzo dorato sottostante.
Ho fatto di seguito la pulitura del mobile. Con dell’ovatta ho passato tutta la superficie con una miscela composta da 2 parti di acqua ragia, due parti di alcol e una parte di olio paglierino e passato più volte, cambiando spesso l’ovatta fino a quando questa non rimanesse completamente pulita.


PREPARAZIONE DELLA GOMMALACCA
Volendo evitare di utilizzare la gommalacca già pronta in commercio ho acquistato della gommalacca in scaglie. La diluizione è di 200 gr. di gommalacca in 1 litro di alcol etilico 99,9%.
Ho poi ulteriormente diluito parte della gommalacca in un 50% di alcol 99,9%.

GOMMALACCA A PENNELLO
Per gli interni dei cassetti ho dato due mani di gommalacca a pennello, diluita come sopra, intervallate da carta abrasiva fine grana 400.
Di seguito ho passato due mani di gommalacca a pennello anche sul retro del mobile intervallate da carta abrasiva grana 400.

PARALOID B72
Il retro del mobile e le gambe sono state trattate con due mani di Paraloid B72, una resina che serve per consolidare il legno che si presenta debole, tarlato e ammarcito. Il Paraloid B72 che ho utilizzato io era in cristalli e l’ho diluito in solvente nitro in proporzione un litro/30 grammi di prodotto. Occorre smuoverlo all’inizio perché i cristalli tendono a fare massa. Per la loro totale dissoluzione passa qualche giorno.

CHIUSURA DEI BUCHI DEI TARLI
I buchi dei tarli presenti sul retro del cassettone e sulle gambe sono stati chiusi con la cera in bastoncini. Utilizzando un accendino ho scaldato leggermente i bastoncini e con tanta pazienza chiuso tutti i buchi dei tarli.



STUCCATURE E INSERIMENTO DI PIALLACCIO
In alcuni punti la lastronatura era scheggiata e mancante. Dove ho potuto ho stuccato con lo stucco di legno già pronto e poi verniciato. Dove la mancanza era troppo grande ho incollato una piccola porzione di piallaccio che fosse di colore e andamento della venatura simile. Anche il piallaccio è stato verniciato con mordente.

RIMOZIONE DELLE MACCHIE BIANCHE
Per rimuovere le macchie bianche ho utilizzato una soluzione si petrolio e olio paglierino. Non ho avuto però l’effetto sperato in quanto le macchie (prodotte da una lampada a cristalli di sale) si sono solo leggermente attenuate.
PULIZIA CON PULITORE
Il pulitore è un batuffolo di ovatta che é intriso di una miscela olio paglierino, acquaragia e alcol 99,9% in proporzione 2:2:1. Serve a pulire il manufatto preservandone la patina originale e preparando per il successivo recupero in patina. Si cambia più volte l’ovatta fino a quando non vi é più traccia di sporco.

RECUPERO IN PATINA
La procedura di recupero in patina parte con la pulizia della lastronatura con il pulitore di cui abbiamo parlato sopra. Dopo aver asciutto con un panno di cotone pulito ho applicato due mani di gommalacca a tampone molto diluita (come descritto sopra) aspettando un giorno tra una mano e l’altra. Nella gommalacca ho aggiunto anche un po’ di benzoino diluito in alcol 99,9%. Il tampone è composto da un pugno di fili di lana merinos avvolto in un fazzoletto di lino. Ho immerso completamente la lana nella gommalacca e poi avvolto nel fazzoletto strizzando poi bene il tampone. Lo scopo non è quello di verniciare nuovamente con la gommalacca ma riprendere la vecchia coloritura.


RITOCCHI A PENNELLO
Nei punti dove erano presenti graffi ho optato per l’impiego di pennelli da ritocco. Nel mio caso il pennello color ciliegio è stato il più utilizzato.
CERATURA DELLA LASTRONATURA
Rientra sempre nella procedura di recupero in patina la ceratura. Ho fatto passare un giorno dall’ultima mano di gommalacca.
Quindi ho dato una mano di cera scura con un pennello e ripassato con un panno di cotone e il giorno dopo con un panno di lana.
Restaurare un mobile antico è un lavoro molto diverso da quello che sono abituato a fare. Bisogna avere pazienza e metodo. Dove erano presenti piccole imperfezioni o dove si necessitava di interventi troppo invasivi semplicemente ho preferito non intervenire facendolo rimanere nel vissuto del mobile. Sicuramente un restauratore professionista avrebbe fatto meglio ma proprio perché si è trattato di un restauro tutto sommato poco invasivo penso che il risultato finale possa reputarsi accettabile.
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